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Capitani coraggiosi – Captain Quentin live@Le Mura
Categories: Musica

Per tutta una serie di concause fortunose, ad un tratto ho scoperto la scena cosentina. Citando Fabio Nirta, famoso dj e producer proprio di quella zona, non è grande chi se ne va dal paesello lasciandosi alle spalle un cimitero di banalità e poca iniziativa, ma chi rimane a lottare per fare delle propria terra un posto stimolante. In effetti, in questa zona della Calabria di fantasia ce n’è parecchia, e alla prima occasione quindi, mi è sembrato naturale presenziare al live romano dei Captain Quentin, egregi rappresentanti di questo ideale, tenutosi il 4 marzo 2011 a Le Mura, grazioso locale di San Lorenzo.

Mi hanno convinto con il primo singolo Gamma Rana, ma non avevo ancora acquistato l’album da cui è tratto, Instrumental Jet Set, il secondo per quanto li riguarda, uscito per la fromSCRATCH records il 26 febbraio 2011.

Ho deciso di investire a scatola chiusa. E mi sono trovata davanti ad un performance lodevole davvero, a cui ha aperto le danze teatralmente il volo di un elicotterino di quelli da attrazione per turisti trasteverini. L’acustica non li premia, tanto che al sesto pezzo mi sento quasi smarrita e infastidita per il non riuscire a distinguere bene i suoni – caratteristica fondamentale nei loro arrangiamenti – ma la loro verve e simpatia, che non sminuisce l’intensità dei pezzi, mi ha lasciato a bocca aperta.

Precisissimi, malgrado le ritmiche imprevedibili e storte, presentano il disco in scioltezza, da professionisti seri come solo quei musicisti che si mantengono sulle proprie gambe sanno fare, e che nella fattispecie sono Michele Alessi e Filippo Andreacchio alle chitarre, Massimo Carere alla batteria, Enzo Colarco alle tastiere e Libero Rodofili al basso.

Solo strumenti, come si evince dal titolo dell’album su cui forse la voce non starebbe nemmeno bene – anche se qualche orecchio leggero accanto a me ha accusato la mancanza di una linea principale cui fare appello mentre sei nel traffico e hai voglia di cantare. Stacchi al fulmicotone senza click in cuffia, elettronica psichedelica, linee prog a go-go, atmosfere da colonna sonora poliziesca (ma non è Cosenza Violenta), e titoli pungenti come, fra gli altri, “La distanza inverte in semaforo”, totalizzante grazie ai suoi pindarici cambi di tema, o “(ognuno ha il proprio concetto di) Intervallo”, intro dal flauto jethrotulliano, a seguito della quale confermano versatilità e armonia nel momento in cui Rodofili ammutisce il basso per dire la sua col sax. Serenità e allegria in tutte le espressioni, anche nei tratteggi quasi Primus.

Li ho ammirati inoltre, mentre affatto spaventati dall’eventualità di sforare, nelle pause hanno cambiato corde, risettato pedali, spostato piatti a tempi record per agevolare il corretto svolgimento dello show, su uno spazio forse troppo ristretto per concerti di questo tipo. In questi movimenti ho assaporato in realtà un qualcosa di mai assaggiato: un approccio simile mi ha infatti fatto venire in mente quegli stupefacenti live dei Gentle Giant, di cui ho goduto solo da vecchi video. E’ stato un vero e proprio spettacolo, che già in questa maniera destabilizza perché nevvero, i Captain Quentin necessiterebbero di un più ampio margine d’azione.

Sì, qualche volta si accusa la mancanza di una linea guida all’interno della canzone, ma è loro prerogativa raccontare di mondi sommersi. Già, e se volessero essere quel sottofondo che non riesce mai a distrarti, almeno fin quando c’è, come il rumorino della ventola del pc che una volta spenta ti accorgi di quanto ti stesse fottendo il cervello? E’ che all’èlite bisogna farci l’abitudo, giovinastri. Io ho deciso di abituarmi, comprando il cd dopo il concerto, venduto da un fidato al banchetto. Come direbbero i mortificatori, “ugualeuguale al live”.

Camilla Zenobi

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