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		<title>Il lettore delle anime &#8211; il simbolismo di Sarandrea approda alla Galleria Evangelisti di Frosinone</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 13:47:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Lazzaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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		<description><![CDATA[(pubblicazione a cura di Camilla Zenobi) Pietro Sarandrea ha inaugurato la nuova stagione artistica alla galleria EVANGELISTI di Frosinone ( vedi foto: l’ artista ritratto tra Mario Evangelisti ed il figlio Riccardo). Un grande successo di pubblico ha aperto la mostra collettiva; infatti il giorno 10/09/20011 insieme a Pietro Sarandrea erano presenti anche opere di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>(pubblicazione a cura di Camilla Zenobi)</em></p>
<p>Pietro Sarandrea ha inaugurato la nuova stagione artistica alla galleria EVANGELISTI di Frosinone ( vedi foto: l’ artista ritratto tra Mario Evangelisti ed il figlio Riccardo). Un grande successo di pubblico ha aperto la mostra collettiva; infatti il giorno 10/09/20011 insieme a Pietro Sarandrea erano presenti anche opere di Gianni Testa, Mario Schifano e altri. L’ artista ha presentato la sua ultima produzione, sempre ricca di colori, emozioni intense ancora più cariche di pathos. Quadri che trasmettono grandi sensazioni; fanno riflettere il fruitore, mettendolo davanti ad uno scenario interiore senza eguali. Ogni dipinto ha un significato mistico tutto particolare, dove il simbolismo centrale racchiude lo spirito dell’ artista stesso. Le rappresentazioni presentano una luce molto intensa che scaturisce dall’ interno delle opere, arricchendole di profondità e giochi prospettici.</p>
<p>Paola Lamonica</p>
<p><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-15.jpg"><img class="size-full wp-image-808 alignleft" title="sarandrea 15" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-15.jpg" alt="" width="530" height="352" /></a></p>
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		<title>Pietro Sarandrea: quando le immagini parlano da sole</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Sep 2011 13:16:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Lazzaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><br />
</em></p>
<p>Un  nuovo successo dell’ artista Pietro Sarandrea nella suggestiva  Chiesa Romanica di S. Francesco a Capranica (VT). Inaugurata il giorno 9 aprile e commentata dal critico d’ arte Giorgio Palumbi, ha avuto parecchi plausi da parte del pubblico presente; le opere presentate fanno parte dell’ ultimo periodo creativo; gli spazi vuoti lasciati dal pittore creano giochi fantasiosi nella mente del fruitore formando svariate interpretazioni.                                                                                                                                                                                                                                                                         Riuscitissima anche la performance di pittura telepatica che si e’ svolta il giorno seguente alle ore 18.00, che ha visto protagonisti l’ artista con una persona del pubblico . Dopo una breve concentrazione e rilassamento, l’ artista si gira e si mette seduto in terra e, inconsapevole di ciò’ che avviene alle sue spalle, invita l’ altro protagonista a scegliere da una delle riviste, collocate su un tavolo, una pagina e concentrarsi su di essa. Da questo momento inizia una comunicazione telepatica tra i due; l’ artista comincia così a dipingere sulla tela precedentemente preparata. L’opera finita risulterà avere molte analogie con l’ immagine trasmessa.                                                                                                                                                           Interessante anche l’ interpretazione musicale del 14 aprile del Maestro Giulio Iaccarino che ha eseguito con tromba, sax e pianoforte brani improvvisati ispirandosi ai quadri esposti.                                                          Il 16 aprile si è svolta la presentazione di due libri molto interessanti: ‘’ STELLA DEL MATTINO’’ di Fiorella Silvestri e ‘’ IL VIAGGIO DEL TUO PROFUMO’’ di Nicolò Merendino. Ha presenziato alla manifestazione anche il sindaco di Capranica Paolo Oroni. In serata, fuori programma, il coro polifonico ‘’Orazio Vecchi’’ di Capranica ha eseguito brani del Risorgimento Italiano ottenendo un grande successo.</p>
<p>Paola Lamonica</p>
<p>﻿</p>
<div id="attachment_780" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea.jpg"><img class="size-full wp-image-780" title="sarandrea" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea.jpg" alt="" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Presentazione del critico Giorgio Palumbi</p></div>
<div id="attachment_781" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-1.jpg"><img class="size-full wp-image-781" title="sarandrea 1" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-1.jpg" alt="" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Presentazione del critico Giorgio Palumbi</p></div>
<div id="attachment_782" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-2.jpg"><img class="size-full wp-image-782" title="sarandrea 2" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-2.jpg" alt="" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">L’artista nella sala espositiva</p></div>
<div id="attachment_783" class="wp-caption aligncenter" style="width: 472px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-3.jpg"><img class="size-full wp-image-783" title="sarandrea 3" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-3.jpg" alt="" width="462" height="693" /></a><p class="wp-caption-text">L’artista nella sala espositiva</p></div>
<div id="attachment_784" class="wp-caption aligncenter" style="width: 473px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-4.jpg"><img class="size-full wp-image-784" title="sarandrea 4" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-4.jpg" alt="" width="463" height="693" /></a><p class="wp-caption-text">L’artista nella sala espositiva</p></div>
<div id="attachment_785" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-5.jpg"><img class="size-full wp-image-785" title="sarandrea 5" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-5.jpg" alt="" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">L’artista mentre dipinge il quadro telepatico</p></div>
<div id="attachment_786" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-6.jpg"><img class="size-full wp-image-786" title="sarandrea 6" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-6.jpg" alt="" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">L’artista mentre dipinge il quadro telepatico</p></div>
<div id="attachment_788" class="wp-caption aligncenter" style="width: 472px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-7.jpg"><img class="size-full wp-image-788" title="sarandrea 7" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-7.jpg" alt="" width="462" height="693" /></a><p class="wp-caption-text">L’artista mentre dipinge il quadro telepatico</p></div>
<div id="attachment_789" class="wp-caption aligncenter" style="width: 472px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-8.jpg"><img class="size-full wp-image-789" title="sarandrea 8" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-8.jpg" alt="" width="462" height="693" /></a><p class="wp-caption-text">Il Maestro Giulio Iaccarino mentre esegue brani musicali improvvisati al sax, tromba e  pianoforte inspirandosi alle opere di Sarandrea </p></div>
<div id="attachment_790" class="wp-caption aligncenter" style="width: 472px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-9.jpg"><img class="size-full wp-image-790" title="sarandrea 9" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-9.jpg" alt="" width="462" height="693" /></a><p class="wp-caption-text">Il Maestro Giulio Iaccarino mentre esegue brani musicali improvvisati al sax, tromba e  pianoforte inspirandosi alle opere di Sarandrea </p></div>
<div id="attachment_791" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-10.jpg"><img class="size-full wp-image-791" title="sarandrea 10" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-10.jpg" alt="" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Il Maestro Giulio Iaccarino mentre esegue brani musicali improvvisati al sax, tromba e  pianoforte inspirandosi alle opere di Sarandrea </p></div>
<div id="attachment_792" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-11.jpg"><img class="size-full wp-image-792" title="sarandrea 11" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-11.jpg" alt="" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Il Maestro Giulio Iaccarino mentre esegue brani musicali improvvisati al sax, tromba e  pianoforte inspirandosi alle opere di Sarandrea </p></div>
<div id="attachment_793" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-12.jpg"><img class="size-full wp-image-793" title="sarandrea 12" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-12.jpg" alt="" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Presentazione dei libri di Nicolò Merendino e Fiorella Silvestri,  presentazione del Sindaco di Capranica Paolo Oroni</p></div>
<div id="attachment_794" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-13.jpg"><img class="size-full wp-image-794" title="sarandrea 13" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-13.jpg" alt="" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Presentazione dei libri di Nicolò Merendino e Fiorella Silvestri,  presentazione del Sindaco di Capranica Paolo Oroni</p></div>
<div id="attachment_795" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-14.jpg"><img class="size-full wp-image-795" title="sarandrea 14" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/09/sarandrea-14.jpg" alt="" width="640" height="427" /></a><p class="wp-caption-text">Presentazione dei libri di Nicolò Merendino e Fiorella Silvestri,  presentazione del Sindaco di Capranica Paolo Oroni</p></div>
<p><span style="line-height: normal;"><em>pubblicazione a cura di Camilla Zenobi</em> </span></p>
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		<title>Accattatevillo! &#8211; INTERVISTA A PIETRO MEREU, UN &#8220;DISOCCUPATO IN AFFITTO&#8221;</title>
		<link>http://www.mollyties.com/MP/724.html</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 20:54:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Zenobi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Camilla Zenobi Curiosando su Facebook tempo fa mi sono imbattuta in un link che mi ha colpito, come raramente succede. Era un video caricato su YouTube dal nome drammaticamente attuale: “Disoccupato in affitto”. L&#8217;ho fatto partire e ho pensato: “Ecco un po&#8217; di rivoluzione!”. Sto parlando del primo episodio del suddetto documentario diretto da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/07/disoccupatoinaffitto2.jpg"><img class="size-full wp-image-735 alignright" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/07/disoccupatoinaffitto2.jpg" alt="" width="183" height="275" /></a></p>
<p><em>di Camilla Zenobi</em></p>
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<ol><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Curiosando 	su Facebook tempo fa mi sono imbattuta in un link che mi ha colpito, 	come raramente succede. Era un video caricato su YouTube dal nome 	drammaticamente attuale: “Disoccupato in affitto”. L&#8217;ho fatto 	partire e ho pensato: “Ecco un po&#8217; di rivoluzione!”. Sto 	parlando del primo episodio del suddetto documentario diretto da 	Luca Merloni, ideatore insieme a Pietro Mereu, protagonista delle 	riprese.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Questi 	due si sono rifatti ad un&#8217;idea di un giovane inglese, David Rowe, il 	quale, ritrovatosi senza lavoro, decide di girare per la Londra del 	2010 indossando un cartello di quelli da uomo sandwich con su 	scritto “Cerco lavoro, fatemi un colloquio”. Pietro ha fatto lo 	stesso, portandosi addosso il peso di questa indagine per ben 9 	città italiane (Roma, Bologna, Lecce, Genova, Firenze, Cagliari, 	Verona, Milano e Napoli), mettendosi in gioco a metà fra finzione e 	realtà. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Prendendo 	spunto dalla reale condizione di fuorisede sardo di Pietro, 	improvvisamente senza impiego in una Roma dove lavori solo per 	mantenerti la stanza e non per sostenere i tuoi progetti, gli autori 	hanno voluto sfidare le nuove leggi del social network, riportando 	in auge i modi dell&#8217;agorà. Io ci ho visto qualcosa di estremamente 	innovativo, e mi piace credere che sia anche grazie allo spam 	selvaggio cui ho fatto capillarmente appello nel mio piccolo pur di 	far apparire il video in diversi spazi web, che questo documentario 	sia arrivato ad essere nominato al Rome Independent Film Festival di 	quest&#8217;anno. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Particolare 	non trascurabile, visto il ruolo ufficiale che ricopro su questa 	webzine, vi informo che per la colonna sonora sono stati scelti i 	brani di The Niro, il coinvolgente cantautore e compositore romano 	di cui si parla ancora troppo poco. N</span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">otevole 	a mio avviso l&#8217;accostamento tra “Heartache” e la fotografia in 	b/n della scena in cui Pietro incrocia un&#8217;avvenente fanciulla e si 	chiede cos&#8217;avrebbe eventualmente da offrirle, e come sia anche solo 	possibile pensare di innamorarsi per poi mettere su famiglia con le 	premesse economiche di questo momento storico.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">In 	occasione della prima al RIFF quindi, chiedo al buon Mereu 	transitante a Roma per l&#8217;occasione, di incontrarlo per fargli 	qualche domanda.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	Pietro Mereu, 38 anni, sardo di Lanusei. Esperienze professionali, 	prima di arrivare a Disoccupato in affitto?</strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> Ho lavorato in una casa di distribuzione cinematografica, che ancora 	non mi ha pagato! Ancor prima sono stato ideatore di eventi, e 	autore televisivo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	Di cosa ti occupavi quando eri qui a Roma?</strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> Ho lavorato come pr televisivo, e poi ho perso il lavoro quando 	stavo collaborando con la casa di distribuzione di cui ti parlavo 	prima. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	E per reazione ti è venuta in mente questa idea del documentario. </strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Inizialmente 	l&#8217;idea era quella di chiudermi nella vetrina di un negozio e 	mettermi in vendita. Poi con Luca ci siamo confrontati e abbiamo 	deciso di farne un documentario, in quanto si era partiti 	dall&#8217;intenzione di farne un format, ma di produzioni nemmeno 	l&#8217;ombra; abbiamo quindi intrapreso la strada dell&#8217;autoproduzione. Ci 	hanno finanziato i nostri genitori ed ora come ora è un prodotto 	mediatico a tutti gli effetti.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	Come hai conosciuto Luca Merloni?</strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> A Roma, perché amico di un mio amico regista di teatro. Siamo 	diventati amici a nostra volta, abbiamo iniziato a scrivere insieme 	dei format &#8211; fra cui quello dell&#8217;uomo in vetrina, e altri che ancora 	non sono stati realizzati. Lui è un regista televisivo, ed 	ex-giornalista: ha lavorato per Panorama, Telepiù, ecc.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	Che prospettive ha questo progetto? </strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Questa 	è una società che si appoggia molto sui social network, sui 	telefonini, sulle comunicazioni molto veloci. Noi abbiamo cercato di 	tornare ad una comunicazione empatica, sulla strada, anche se devo 	ammettere che Disoccupato in affitto ha avuto una grande diffusione 	grazie a Internet </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>[il 	documentario è stato citato, fra le varie, anche sul blog di Beppe 	Grillo: </em></span></span></span><a href="http://www.beppegrillo.it/2010/10/la_disoccupazio.html"><em>http://www.beppegrillo.it/2010/10/la_disoccupazio.html</em></a><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em> - ndr]</em></span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	C&#8217;è l&#8217;intenzione di farne anche una versione tradotta?</strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>[quella 	italiana è già corredata di sottotitoli in inglese e si conclude 	con una sibillina e triste immagine di Pietro per cui la scritta sul 	cartello passa da "Disoccupato in affitto" a "Jobless 	for rent", quasi a suggerire un'amara soluzione nell'espatrio – 	ndr]</em></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> Il nostro sponsor ci vorrebbe proporre a </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Michael 	Moore, </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>[wow! 	- ndr</em></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">] </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">proporci 	cioè come capofila di una produzione internazionale che 	coinvolgerebbe almeno altri 10 paesi (come Giappone, Cina, 	Australia, Stati Uniti), in modo da mettere a confronto diverse 	situazioni      disoccupazionali a livello mondiale.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	Che impatto potrebbe avere distribuire il documentario fuori 	dall&#8217;Italia? </strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Potremmo 	confermare uno status già sotto gli occhi di tutti, e quindi fare 	brutta figura, ma al contempo mostrare l&#8217;altra faccia della medaglia 	che è anche la grande qualità del popolo italiano, e cioè la 	generosità, e l&#8217;arte di arrangiarsi.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	State pensando di fare un seguito?</strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"> Nonostante i suoi difetti per ora questo progetto è completo.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	Avete intenzione di mettere altri episodi su Youtube? </strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Ci 	sono buone possibilità.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	Quali sono stati i criteri di scelta dei brani di The Niro per la 	colonna sonora? </strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Davide </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>[Combusti 	- ndr</em></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">] 	lo conosco da tempo, l&#8217;ho proposto a Luca Merloni che è impazzito 	per le sue musiche. Le canzoni da inserire le ha scelte Luca, per 	cui non saprei; posso dire che ci siamo trovati d&#8217;accordo subito 	sull&#8217;inserimento di An ordinary man e Liar. </span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	C&#8217;è qualche possibilità di vedere D.i.a. al cinema? </strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Già 	al RIFF ieri</span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong> </strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>[il 	documentario è stato proiettato il 23 marzo 2011 – ndr]</em></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong> </strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">c&#8217;è 	stato un incontro con i produttori internazionali. Vediamo, 	speriamo!</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	Com&#8217;è la situazione occupazionale sarda? </strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Dove 	vivo io, nella zona dell&#8217;Ogliastra, una zona pedemontana che vive di 	allevamenti di bestiame e raccolti, si fa una vita meno sofisticata 	ma più realista e reale, e non muore di fame nessuno. Ci sono anche 	dei soldi sommersi, molti campano sugli affitti delle case estive.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #333333;"> <span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong>- 	In definitiva.. cosa vuoi diventare da grande? </strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><em>[sbuffa, 	alza gli occhi al cielo e poi sorride – ndr]</em></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><strong> </strong></span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;">Ma 	che ne so. Produttore, attore, conduttore, autore di programmi 	televisivi e di documentari. </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;"><span style="font-size: x-small;"><br />
</span></span></span></ol>
<p><em><br />
</em></p>
<p>Aggiornamenti sulle proiezioni e informazioni sul progetto: <a href="http://disoccupatoinaffitto.blogspot.com/">http://disoccupatoinaffitto.blogspot.com</a></p>
<p>Primo episodio del documentario: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=EYFsvRE4AQE">http://www.youtube.com/watch?v=EYFsvRE4AQE</a></p>
<p>Sito ufficiale di The Niro: <a href="http://www.theniro.com/news.php">http://www.theniro.com/news.php</a> ﻿﻿</p>
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		<title>Capitani coraggiosi &#8211; Captain Quentin live@Le Mura</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 21:49:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Zenobi</dc:creator>
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<a href='http://www.mollyties.com/MP/capitani-coraggiosi-captain-quentin-livele-mura.html/cqlemura-2' title='cqlemura'><img width="150" height="150" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/07/cqlemura1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="segui Davide Di Santo su flickr! http://www.flickr.com/photos/96_wcmf_worst/" title="cqlemura" /></a>
<a href='http://www.mollyties.com/MP/capitani-coraggiosi-captain-quentin-livele-mura.html/instrumentaljetset' title='instrumentaljetset'><img width="150" height="150" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/07/instrumentaljetset-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="La copertina del secondo album dei Captain Quentin, Instrumental Jet Set." title="instrumentaljetset" /></a>

<p>Per tutta una serie di concause fortunose, ad un tratto ho scoperto la scena cosentina. Citando Fabio Nirta, famoso dj e producer proprio di quella zona, non è grande chi se ne va dal paesello lasciandosi alle spalle un cimitero di banalità e poca iniziativa, ma chi rimane a lottare per fare delle propria terra un posto stimolante. In effetti, in questa zona della Calabria di fantasia ce n&#8217;è parecchia, e alla prima occasione quindi, mi è sembrato naturale presenziare al live romano dei Captain Quentin, egregi rappresentanti di questo ideale, tenutosi il 4 marzo 2011 a Le Mura, grazioso locale di San Lorenzo.</p>
<p>Mi hanno convinto con il primo singolo Gamma Rana, ma non avevo ancora acquistato l&#8217;album da cui è tratto, Instrumental Jet Set, il secondo per quanto li riguarda, uscito per la fromSCRATCH records il 26 febbraio 2011.</p>
<p>Ho deciso di investire a scatola chiusa. E mi sono trovata davanti ad un performance lodevole davvero, a cui ha aperto le danze teatralmente il volo di un elicotterino di quelli da attrazione per turisti trasteverini. L&#8217;acustica non li premia, tanto che al sesto pezzo mi sento quasi smarrita e infastidita per il non riuscire a distinguere bene i suoni – caratteristica fondamentale nei loro arrangiamenti &#8211; ma la loro verve e simpatia, che non sminuisce l&#8217;intensità dei pezzi, mi ha lasciato a bocca aperta.</p>
<p>Precisissimi, malgrado le ritmiche imprevedibili e storte, presentano il disco in scioltezza, da professionisti seri come solo quei musicisti che si mantengono sulle proprie gambe sanno fare, e che nella fattispecie sono Michele Alessi e Filippo Andreacchio alle chitarre, Massimo Carere alla batteria, Enzo Colarco alle tastiere e Libero Rodofili al basso.</p>
<p>Solo strumenti, come si evince dal titolo dell&#8217;album su cui forse la voce non starebbe nemmeno bene – anche se qualche orecchio leggero accanto a me ha accusato la mancanza di una linea principale cui fare appello mentre sei nel traffico e hai voglia di cantare. Stacchi al fulmicotone senza click in cuffia, elettronica psichedelica, linee prog a go-go, atmosfere da colonna sonora poliziesca (ma non è Cosenza Violenta), e titoli pungenti come, fra gli altri, “La distanza inverte in semaforo”, totalizzante grazie ai suoi pindarici cambi di tema, o “(ognuno ha il proprio concetto di) Intervallo”, intro dal flauto jethrotulliano, a seguito della quale confermano versatilità e armonia nel momento in cui Rodofili ammutisce il basso per dire la sua col sax. Serenità e allegria in tutte le espressioni, anche nei tratteggi quasi Primus.</p>
<p>Li ho ammirati inoltre, mentre affatto spaventati dall&#8217;eventualità di sforare, nelle pause hanno cambiato corde, risettato pedali, spostato piatti a tempi record per agevolare il corretto svolgimento dello show, su uno spazio forse troppo ristretto per concerti di questo tipo. In questi movimenti ho assaporato in realtà un qualcosa di mai assaggiato: un approccio simile mi ha infatti fatto venire in mente quegli stupefacenti live dei Gentle Giant, di cui ho goduto solo da vecchi video. E&#8217; stato un vero e proprio spettacolo, che già in questa maniera destabilizza perché nevvero, i Captain Quentin necessiterebbero di un più ampio margine d&#8217;azione.</p>
<p>Sì, qualche volta si accusa la mancanza di una linea guida all&#8217;interno della canzone, ma è loro prerogativa raccontare di mondi sommersi. Già, e se volessero essere quel sottofondo che non riesce mai a distrarti, almeno fin quando c&#8217;è, come il rumorino della ventola del pc che una volta spenta ti accorgi di quanto ti stesse fottendo il cervello? E&#8217; che all&#8217;èlite bisogna farci l&#8217;abitudo, giovinastri. Io ho deciso di abituarmi, comprando il cd dopo il concerto, venduto da un fidato al banchetto. Come direbbero i mortificatori, “ugualeuguale al live”.</p>
<p><em>Camilla Zenobi</em></p>
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		<title>A PROPOSITO DI WAYONI &#8211; intervista agli About Wayne</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 13:57:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Zenobi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Camilla Zenobi Ho deciso di parlarvi di un gruppo emergente che tutto ha tranne che connotazioni di questo tipo. Li ho conosciuti tramite YouTube, con il video della cover “Eleanor Rigby” dei Beatles [http://www.youtube.com/watch?v=xSM2d7B5SGo]: confezionato stupendamente, da loop su Mtv. E pensare, come mi hanno svelato questi sorprendenti About Wayne, che è stato girato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --><em>di Camilla Zenobi</em></p>
<p>Ho deciso di parlarvi di un gruppo emergente che tutto ha tranne che connotazioni di questo tipo. Li ho conosciuti tramite YouTube, con il video della cover “Eleanor Rigby” dei Beatles [<a href="http://www.youtube.com/watch?v=xSM2d7B5SGo">http://www.youtube.com/watch?v=xSM2d7B5SGo</a>]: confezionato stupendamente, da loop su Mtv. E pensare, come mi hanno svelato questi sorprendenti About Wayne, che è stato girato e post prodotto da dei loro amici. Ragazzi giovanissimi (range dai 22 ai 24 anni) e ottimi esecutori dal vivo (ho avuto la possibilità di vedere il soundcheck del live del release party al Black Out di Roma il 26.02.11, e m&#8217;è bastato); persino il manager è un under 30 (Helio Di Nardo, classe 1983), un traguardo rispetto all&#8217;età media per cui in Italia si raggiunge una certa visibilità. Tutto normale si direbbe, e invece no: non è il solito complesso da prove scordate e senza direzione. Sono tanto impacchettati bene che quasi sembra abbiano bruciato le tappe della gavetta, quella durante la quale suoni schifosamente ma ci credi, ti presti a qualsiasi festa di paese perchè magari non ti pagano ma una birra te la offrono (e tutti sappiamo quando l&#8217;alcool tenga coesi gli adolescenti che non scelgono il calcio ma la musica). Sono furbi. E sanno cosa fanno. Hanno il talento del successo, dello show. Mentre, come direbbe qualcuno, gli studenti veri  dovrebbero rimanere a casa a studiare invece di manifestare, loro studierebbero musica.</p>
<p>Il concerto di presentazione del loro primo album, Rushism, è stato un grande successo: voci di transenna raccontano di gente rimasta in coda fino alla mezzanotte tentando di accedere, e ritrovandosi ad ascoltare le basse da fuori.</p>
<p>Giampo, il cantante, al secolo Giampaolo Speziale, lo sa. Ma io lo andrò a ripetere: la sua voce accarezza alcuni colori dell&#8217;eccitante Brandon Boyd degli Incubus. Scelta internazionale, quella di cantare in inglese, sostenuta da una pronuncia molto buona e aiutata probabilmente da incalzanti ascolti adolescenziali di Soundgarden e similari. I chitarristi, Jacopo Antonini e Daniele Giuili si muovono sicuri in studio, tanto da sembrare compositori finiti degli anni 10. Indispensabili infine i fautori della sezione ritmica: Giovanni De Sanctis, trascinante, determinato e fantasioso bassista, e Francesco Maras, batterista (mancino) precisissimo e ad alto potenziale volumetrico.</p>
<p>Rushism è fresco, potente, gradevole, e da strada. E&#8217; uno di quei casi in cui non puoi fare a meno di accordare l&#8217;andatura della camminata con i bpm. Certo, i puristi potrebbero storcere il naso tacciando questi ragazzi di troppa plasticità, ma io non sento alcuna ipocrisia nelle composizioni, né imposizioni da ansia da prestazione, nè niente che assomigli ad altro troppo vicino nel tempo. Potrete riscontrare anche voi, ad esempio, quanto l&#8217;assolo di Giuili in Glace sia convincente e drammatico, almeno tanto quanto stuzzichi la scala di armonici di Antonini nell&#8217;intro di High, o come siano divertissimi pezzi come Bugs (dove sia Speziale che De Sanctis danno un&#8217;alta prova di tecnica) e The Maniac of the Seventh Floor, in cui Maras ci coinvolge in un gioco ritmico col charlie. Il power stravince in Caries, testo ragionato e tiratura al limite per tutti: molto valida.</p>
<p>Insomma, io con questi giovinastri ci ho voluto parlare. Mi sono dovuta accontentare di 3/5 della formazione, ma li ho spremuti a dovere. Ecco il succo:</p>
<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } --></p>
<ol>- <strong>Da cosa viene il nome About 	Wayne?</strong> Giovanni: “About Wayne” esprime un concetto che  si 	rifà all&#8217;espressione “a proposito del declino”, perchè in 	inglese “wane”senza la y vuol dire “declino”. <strong>Perchè 	avete deciso di inserire la y?</strong> G.: “A proposito del declino” 	rimanda alla situazione, all&#8217;humus in cui viviamo; abbiamo messo la 	y per fare una cosa un po&#8217; più esotica, più mascherata, meno 	seria.</ol>
<ol>- <strong>Perchè avete scelto proprio 	questo genere di musica?</strong> [<em>Daniele e Giovanni si guardano e 	fanno cenno a Francesco di rispondere, ndr]</em>. Francesco: Rispondo 	io? Che bello, è la prima domanda a cui rispondo! Il genere è 	venuto spontaneo. Si pensava di fare una sorta di rock. Ognuno ha i 	proprio gusti. <strong>Anche per il momento storico?</strong> F.: In realtà 	non è un genere attuale.</p>
<p>- <strong>Il 	gruppo quando è nato?</strong> F.: nel 2008.</p>
<p>- <strong>Dove vuole andare il progetto? A 	Sanremo?</strong> F.: Per il mondo! Daniele: [<em>riferendosi 	a Sanremo, ndr</em>] Noo! Ci 	piacerebbe far sentire la musica ad una fascia di persone molto 	ampia. Siamo ambiziosi. Il sogno che abbiamo tutti da piccoli. 	<strong>Francesco, parlavi di estero?</strong> <strong>C&#8217;è qualcosa in ballo</strong>? 	F.: no non c&#8217;è niente in ballo. C&#8217;è solo il nostro desiderio, che 	è già tantissimo. Crediamo molto in questo progetto.</p>
<p>- <strong>Per quando è prevista l&#8217;uscita 	del disco?</strong> F.: Per i primi di marzo. E comunque se non dovesse 	essere in distribuzione, la prima copia acquistata verrà messa su 	Emule! Noi siamo contenti se la gente almeno ascolta il disco! 	Scaricano tutti.. G.: Zitto, non si può dire! [<em>ridono, ndr</em>]</p>
<p>- <strong>I testi delle canzoni e le 	composizioni. Chi se ne occupa, e come?</strong> G.: Io per qualche 	testo. D.: Io e il cantante, Giampaolo, abbiamo scritto la maggior 	parte dei testi, e portato le idee alla base delle composizioni. In 	verità poi abbiamo creato tutti insieme in sala, non abbiamo mai 	imposto un pezzo finito. La grandezza degli altri musicisti si è 	fatta sentire</p>
<div id="attachment_716" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/07/AboutWayneRushism1.jpg"><img class="size-full wp-image-716" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/07/AboutWayneRushism1.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La copertina del primo allbum degli About Wayne, Rushism.</p></div>
<p>in sala. G.: Gli arrangiamenti li abbiamo sempre 	curati insieme. D.: E&#8217; impossibile che l&#8217;idea venga in cinque.</p>
<p>- <strong>C&#8217;è qualcosa a cui vi ispirate 	particolarmente nei testi e nelle composizioni? Di cosa parlano le 	vostre canzoni? Amore, guerra, politica?</strong> D.: Di politica zero, 	estera ancora meno. F:: ..però sarebbe bello. Magari non di 	politica ma di cose che riguardano l&#8217;attualità. D.: No, secondo me 	dovrebbe essere divisa. Non andiamo d&#8217;accordo in questa cosa [<em>i.d., 	guardando Maras scherzosamente in cagnesco, ndr</em>]. 	<strong>Bene, si sta sciogliendo il gruppo, io me ne vado.</strong> F., 	ridendo: Sì, per colpa tua. D., stando alla battuta: Il gruppo si 	scioglierà dopo il concerto. I testi parlano di fatti accaduti e 	non nel mondo giovanile. <strong>Parlate di personaggi veri e propri?</strong> D.: Ci sono vari elementi biografici e autobiografici e frammenti 	dell&#8217;immaginazione, del nostro declino.</p>
<p>- <strong>Le band a cui vi ispirate?</strong> F.: Band che suonano rock principalmente, ma nessuno di noi ha gusti 	simili fra di loro, non ci basiamo sugli stessi ascolti. Abbiamo 	gruppi in comune come i Foo Fighters, gli A Perfect Circle, qualcosa 	degli Incubus, i Radiohead, i Tool, i Queen of the Stone Age, ma poi 	ognuno ha il suo gusto personale.</p>
<p>- <strong>Una breve bio del gruppo e 	individuale. Ad esempio, esperienze altre rispetto agli AW ne avete 	o vi sentite gruppo per la prima volta in questa situazione?</strong> D.: 	Beh diciamo che in un gruppo così io personalmente proprio mai; si 	dice che nella vita si incontri la donna che fa per te una volta 	sola..  in un gruppo è ancora più vero. E&#8217; difficile che ci si 	riesca a trovare bene musicalmente con altre 4 persone &#8211; perchè poi 	nell&#8217;intimo ci odiamo, non usciamo mai! Ho sempre suonato fin da 	piccolo ma non erano progetti interessanti con riscontri creativi o 	possibilità di un futuro. G.: Io ho un&#8217; esperienza leggermente 	diversa, già dal 2005 ho formato con altre 3 persone un altro 	gruppo, i Soul of the Cave, in cui ricopro il ruolo di 	bassista/cantante. Stiamo registrando il secondo disco. In questo 	modo soddisfo altre mie necessità creative. <strong>Che genere fate? 	[</strong><em><strong>rivolgendomi a De Sanctis, ndr</strong></em><strong>]</strong> G.: 	Rispetto agli AW è un po&#8217; più sperimentale, un po&#8217; meno schematico 	e inquadrato. F.: Questo è il mio primo gruppo serio, prima avevo 	suonato in un altro gruppo ma c&#8217;erano troppe differenze di gusti e 	dislivelli di bravura.</p>
<p>- <strong>Tour?</strong> F.: Fra aprile e maggio 	saremo sul palco con gli Electric Diorama e gli Airways per il Kick 	Ass Tour. D.: Per tutti i sabati.</p>
<p>- <strong>Voi studiate? Lavorate?</strong> F. e 	G.: Sì, studiamo al conservatorio e lavoricchiamo. D.: Faccio un 	corso di composizione di colonne sonore. <strong>E riuscite a conciliare?</strong> F. e  G. [<em>in coro, ndr</em>]: Assolutamente no! Io: <strong>Riuscite 	a mantenervi?</strong> F.: No, no. A casa con mamma , papà, 	fratellino e cane. D.: Non lo dire, dobbiamo mantenere un&#8217;immagine! 	<strong>Vi sentite divisi fra quale strada prendere?</strong> G.: Il più 	travagliato è il cantante che studia medicina. D.: ..ma è molto 	bravo a gestire le varie attività.</p>
<p>- <strong>Quanti anni avete?</strong> G.: 22 	appena compiuti. D.: 23. F.: Anche io 23. Il più grande del gruppo 	è il cantante che ne ha 24.</p>
<p>- <strong>Come prendereste l&#8217;eventualità, 	a mio parere molto realizzabile, di diventare famosi a livelli alti?</strong> D.: Non siamo gente che ama fare proclami. Sarà una frase fatta 	ma.. quello che viene viene! G.: A proposito di frasi fatte, c&#8217;è da 	dire che per chi suona è importante suonare, e soprattutto di 	questi tempi avere l&#8217;opportunità di suonare tanto, anche dal punto 	di vista più gretto, perchè è un modo per avere un ritorno 	economico. Al successo improvviso diciamo che ci si pensa e non, lo 	si sogna, ma è una di quelle situazioni in cui occorre mantenere un 	equilibrio.</p>
<p>- <strong>Trovo che siate prodotti 	egregiamente, a giudicare sia dal video di “Eleanor Rigby”, che 	dalla vostra hit “High”</strong> [<em>con cui hanno svettato sul 	second stage tra i finalisti dell'Heineken Jammin' Festival Contest 	2010, ndr</em>]. <strong>Come si 	chiama la vostra etichetta?</strong> G.: Nerdsound. Il video è stato 	girato da dei nostri amici coeatanei, dell&#8217;88 e del 90. Il discorso 	è curare la cosa più che trovare il canale giusto. Più hai 	contatto con chi lavori e sei sicuro che è uno appassionato e che 	te lo fa bene. Bisogna curarsi autonomamente, inventarsi da soli.</p>
<p>- <strong>E se dovesse finire tutto?</strong> F.: Si ricomincia da un altro gruppo! D.: Non fra di noi, io non 	sono per le minestre riscaldate. G.: Infatti no, non fra di noi. 	..magari migrando..</ol>
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		<title>Il mondo di Alfredo &#8211; live@Mads 12.12.10</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Feb 2011 22:52:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Zenobi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[12 dicembre 2010]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/02/alfredini.jpg"><img class="size-medium wp-image-700 alignright" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/02/alfredini-199x300.jpg" alt="" width="199" height="300" /></a><br />
<em>di Camilla Zenobi</em></p>
<p>Stavo congelando quella sera. Nonostante Roma sia conosciuta per il suo clima mite (dimostrato da un tipico novembre monsonico contro un inizio dicembre a 20°), avevo bisogno di calore in quei giorni. Sbrigliate le coperte e chiusa la porta di casa, prendo a correre – anche a causa del ritardo – e mi reco all&#8217;appuntamento con l&#8217;invito ad andare a sentire <strong>Alfredo Serafini</strong> e la sua band, invogliata ancor di più dall&#8217;evento collegato al suo live: una serata di sponsorizzazione dell&#8217;audiolibro <em>&#8220;Un mondo migliore&#8221;</em> &#8211; cui Alfredo ha collaborato con il brano omonimo &#8211; a favore della <a href="http://www.genitin.it/">Genitin</a> (associazione onlus genitori di neonati prematuri in terapia intensiva).</p>
<p>Chi mi conosce sa che non è il mio genere. Eppure quest&#8217;uomo e le sue sonorità, la cui produzione è a cura del grande Maurizio Mariani, bassista di qualità superiori come pochi ne ho sentiti in Italia, sono riuscite a strapparmi da casa per ben due volte; lo avevo già sentito infatti, una 20ina di giorni prima, all&#8217;Asino che vola. Se cercavo calore, visto il personaggio e il suo entourage, lì ne avrei trovato.</p>
<p>All&#8217;entrata del Mads, locale storico e molto suggestivo di San Lorenzo, mi accoglie Timo Maas in sottofondo. Ancora poca gente, ma raccolta ed educata, attende il live. Mi trovo un posticino sotto il palchetto del fonico, e nonostante il mal di testa cerco la concentrazione.</p>
<p>Alfredo e i suoi ottimi musicisti si accomodano ai loro posti dopo un&#8217;intensa introduzione di Pierre,  uno dei fondatori della Genitin. I protagonisti di questa serata emanano tenerezza, non mi ero sbagliata. L&#8217;atmosfera è soffice, e si fa spazio subito il primo brano: <em>Senza rete</em>. Purtroppo avverto dei problemi con l&#8217;acustica e sento la voce un po&#8217; provata forse da qualche malanno stagionale. C&#8217;è tanto riverbero o poco volume alla chitarra del comunque ottimo Giuliano Bastianelli, ma nonostante questo la performance è molto buona, e Alfredo al basso è una sorpresa: in realtà è un chitarrista, come mi ha poi confessato, ma lo trovo stabile sullo strumento e fiero come un guerriero umile.</p>
<p>Lo scenario ormai è magico: trovo le canzoni molto ben strutturate. Sono un po&#8217; sgomenta per l&#8217;emozione. Serafini è un cantastorie: me lo confermano i testi in rima, e le armonie simmetriche ma dotate di conversazioni ritmiche equilibrate. <em>Piccola Rivale</em>, <em>Dimmi sì</em>: parole semplici ma dirette, orecchiabili ma ragionate. Le basi e i suoni del giovane Alessio Pizzotti, tastierista della band, danno il sapore giusto ad un atmosfera calma e carica: certi loop ritmici mi ricordano i Maroon 5, solleticando l&#8217;epidermide.</p>
<div id="attachment_701" class="wp-caption aligncenter" style="width: 650px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/02/alfrediniband.jpg"><img class="size-full wp-image-701 " src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/02/alfrediniband.jpg" alt="" width="640" height="426" /></a><p class="wp-caption-text">Alfredo Serafini e la sua band </p></div>
<p>Alfredo parla fra una canzone e l&#8217;altra, e mai a caso. Le sue presentazioni non sono affatto banali e noiose, e trovo dolce che pensi di dedicare <em>Terra</em> ai suoi amici. Abbandona il basso, che viene sintetizzato con destrezza da Pizzotti, e si lascia andare giocando con la voce usandola come il quinto strumento. Le linee melodiche si fondono bene con la chitarrina funky e i rassicuranti accordi maggiori. Tutto molto in stile, ma è un sound che quantomeno strappa sorrisi. Le cantilene condiscono gli arrangiamenti.</p>
<p>Nell&#8217;atmosfera famigliare si snodano le altre proposte: <em>Non startene al vento</em>, ispirata da una poesia russa sul cui nome dell&#8217;autrice Alfredo si schermisce, scherzando sul non riuscire bene a pronunciarlo – e lungi da me trascriverlo. Fa venire voglia di tenere il ritmo, quel benedetto uomo che è Maurizio Masi, il suo batterista. Cambio di chitarra da acustica a classica per Bastianelli,  finalmente il volume è ok. Io inizio a sciogliermi.</p>
<p>I 4 sono davvero molto affiatati, e ci intrattengono con diversi “siparietti” evidentemente improvvisati che vertono sui tipici sfottò fra amici.<br />
Il timbro ormai sicuro si appoggia sul brano Mentre sorridi; tenerissimo in <em>Scarpe di farfalla</em> e <em>A naso in su</em>. Adoro gli stacchi ritmici e gli stop degli strumenti che lasciano Alfredo solo col microfono. Sono persone vere, senza prescindere per questo dalla professionalità. Perfetti esecutori, le cui emozioni sono un mezzo, e non un ostacolo. Li trovo molto uniti fra loro. I suoni graffiano e disinfettano, scuotono ma non aggrediscono.</p>
<p>Arriviamo alle ultime battute con <em>Zero senza te</em>, la mia preferita. La ripropongono con un arrangiamento nuovo e un po&#8217; sporco, sdrammatizzando l&#8217;eventuale omogeneità dell&#8217;originale. Il charlie chiuso nell&#8217;intro mi anticipa infatti una struttura più vuota ma anche più potente e più incisiva.</p>
<p>Sul finale Alfredo invita sul palco il piccolo Antoine, figlio di Pierre, co-protagonista del videoclip del brano <em>Un mondo migliore</em> e suo grande sostenitore (durante il live era vicino a me, e non ha smesso di cantare un attimo!): lo accompagna ne <em>La barchetta di carta</em> e, ovviamente, nella &#8220;sua&#8221; <em>Un mondo migliore</em>. Sono veramente esterrefatta per il senso ritmico e armonico di questo ragazzino, che poi mi sveleranno essere un talento al pianoforte.</p>
<p>Ci salutano con <em>Bella è la vita</em>. Bella è stata la serata; esco dal Mads stupita ancora una volta di come una semplicità ben curata e un prodotto di qualità possano arrivare in modo così genuino al cuore. Corro ancora verso l&#8217;ultimo autobus utile, pensando a come la musica mi tenga sopra il pelo dell&#8217;acqua e citando Alfredo mi dico che “di lei mi fido anche stavolta”.</p>
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		<title>Rocketto Music History</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jan 2011 08:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Lazzaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[29 Gennaio,una data da tenere bene a mente! Rocketto fa un tuffo nella storia e trasforma il Mads in un luogo sacro della musica. Passato e presente si fondono e danno vita a Rocketto Music History. Siete pronti ad impersonare la vostra legenda musicale o l’epoca che avreste voluto vivere perché è la musica di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>29 Gennaio,una data da tenere bene a mente!<a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/01/rocketto1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-692" title="rocketto" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/01/rocketto1-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></a></p>
<p>Rocketto fa un tuffo nella storia e trasforma il Mads in un luogo sacro della musica. Passato e presente si fondono e danno vita a Rocketto Music History. Siete pronti ad impersonare la vostra legenda musicale o l’epoca che avreste voluto vivere perché è la musica di quel periodo che vi scorre nelle vene?</p>
<p>il 29 gennaio saranno dj Civitillovic ed il duo Luzy L e Corry X a far rivivere sul dance floor tutto il meglio degli anni 50,60,70,80,90 e Rhò,che durante il suo innovativo live elettroacustico, ci porterà dritti dritti nella sperimentazione presente.</p>
<p>Start:ore 22:30.</p>
<p>Ingresso 5 euro.<br />
Mads Club,via dei Sabelli 2(san Lorenzo)</p>
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		<title>&#8220;Ti amo, sei perfetto ma ora cambia&#8221; e il teatro dello spettatore.</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 00:39:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Lazzaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[Se c&#8217;è un momento buono per litigare a sangue con il proprio partner è mentre state andando ad assistere a questo spettacolo. &#8220;Ti amo, sei perfetto ma ora cambia&#8221; ha il potere di arpeggiare sulle corde della vergogna mentre sorprendi la tua memoria a fare il conto di quante volte tu sia stato protagonista dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Se c&#8217;è un momento buono per litigare a sangue con il proprio partner è mentre state andando ad assistere a questo spettacolo.<a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/01/ti-amo-sei-perfetto.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-656" style="margin: 10px;" title="ti amo sei perfetto" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2011/01/ti-amo-sei-perfetto-150x300.jpg" alt="" width="150" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;Ti amo, sei perfetto ma ora cambia&#8221;</em> ha il potere di arpeggiare sulle corde della vergogna mentre sorprendi la tua memoria a fare il conto di quante volte tu sia stato protagonista dei turbamenti, dei pensieri ad alta voce, delle situazioni fin troppo vere messe in scena con quattro attori e un pianoforte al Teatro Petrolini di Roma dal 25 al 30 gennaio 2011. Ho scelto la prima dello spettacolo per inaugurare questa nuova consapevolezza dell&#8217;essere umano come essere prevedibile anche nei suoi turbamenti più intimi. Il teatro in questione, dopotutto, è quanto di più intimo si possa immaginare: pochi posti, palco vicinissimo al pubblico, praticamente impossibile non sentirsi parte della rappresentazione. Dopo cinque minuti stavo già cercando di sotterrare un paio di risatine, giusto per non far capire a Lui che mi stavo divertendo. Dopo dieci minuti ridevo a denti stretti. Alla fine dello spettacolo almeno le mie grasse risate erano coperte da altri sguaiati ululati di allegria che riempivano la sala. Funziona così, la magia del teatro ben fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Musical comico da camera già vincitore di un premio come miglior musical Off-Broadway, portato in scena in esclusiva in Italia da Marco Simeoli, con Alessandro Campone, Giuseppe Li Causi, Alina Mancuso e Silvia Santoro, accompagnati al piano da Sergio Colicchio che li immerge in un pout pourri di registri musicali (dal Broadway style all&#8217;operetta, dal country al blues, dal pop al gospel). Uno spettacolo intelligente, piacevole, divertente, portato sul palco con una scenografia essenziale ma precisa da attori freschi e preparatissimi anche nel canto. Momenti di interazione col pubblico (non mettetevi in prima fila se non avete il coraggio di rispondere a domande imbarazzanti, soprattutto se ancora non avete fatto pace con il partner di cui sopra!), vola qualche parolaccia ma si sa, quelle sono &#8220;apostrofi rosa fra le parole t&#8217;odio&#8221;. Insomma, niente ipocrisia. Se si parla d&#8217;amore, tutto è possibile. Anche non amarsi più. E accanto alle risate ci sono momenti di introspezione forti ma interpretati con delicatezza e grande attenzione al dettaglio (e qualche lacrimuccia). Lo spettacolo vale il biglietto, e anche di più. Soprattutto se alla fine esci dal teatro sorridente, mano nella mano con chi fino a due ore prima ti sembrava il tuo più acerrimo nemico.  Il 19 e 20 febbraio il tour proseguirà a San Severino Marche (MC) e l&#8217;incasso di queste due date sarà in parte devoluto all&#8217;associazione di volontariato &#8220;AVULSS &#8211; Onlus di San Severino Marche&#8221;.   Si, ma dopo continuiamo a litigare, eh?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal 25 al 30 Gennaio 2011 - ore 21.00</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Teatro Petrolini &#8211; via Rubattino 5 (Testaccio) Roma</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Regia: Marco Simeoli<br />
Direzione musicale: Vincenzo Li Causi<br />
Coreografie: Marco Vesica<br />
con:<br />
Alessandro Campone<br />
Giuseppe Li Causi<br />
Alina Mancuso<br />
Silvia Santoro<br />
pianoforte: Sergio Colicchio<br />
valletta: Alessia Tona<br />
Musiche: Jimmy Roberts<br />
Liriche: Joe Di Pietro<br />
Traduzione: Roberto Recchia</p>
<p style="text-align: justify;">tiamoseiperfetto@libero.it - Su Facebook: Ti Amo Sei Perfetto</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Di Sara Lazzaro</em></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>A la Corte delli Re &#8211; Kings of Convenience@Frequenze Disturbate 2010</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Sep 2010 00:09:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Zenobi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[31 luglio 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Bergen]]></category>
		<category><![CDATA[Davide Bertolini]]></category>
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		<description><![CDATA[Lo ammetto, non avevo particolari impegni. Ultimo sabato di luglio, ferie ancora un pò lontane, Milano deserta. Fra le varie opzioni, eliminata la piscina e le pulizie di mezza estate, scelgo la n.3: riattizzare lo spirito punk e farmi 400 km alla volta di una manifestazione di cui ho sempre sentito parlare come fra le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_673" class="wp-caption alignleft" style="width: 430px"><a href="http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly" target="_blank"><br />
<img class="size-full wp-image-673  " style="margin: 10px;" title="Kings of Convenience - Foto di Giulia Traini - http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2010/09/IMG_7856.jpg" alt="Kings of Convenience - Foto di Giulia Traini -http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly" width="420" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Kings of Convenience - Foto di Giulia Traini - http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly</p></div>
<div id="attachment_672" class="wp-caption alignright" style="width: 430px"><a href="http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly" target="_blank"><img class="size-full wp-image-672   " style="margin: 10px;" title="Kings of Convenience - Foto di Giulia Traini - http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2010/09/IMG_7915.jpg" alt="Kings of Convenience - Foto di Giulia Traini - http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly" width="420" height="280" /></a><p class="wp-caption-text">Kings of Convenience - Foto di Giulia Traini - http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly</p></div>
<p style="text-align: justify;">Lo ammetto, non avevo particolari impegni. Ultimo sabato di luglio, ferie ancora un pò lontane, Milano deserta. Fra le varie opzioni, eliminata la piscina e le pulizie di mezza estate, scelgo la n.3: riattizzare lo spirito punk e farmi 400 km alla volta di una manifestazione di cui ho sempre sentito parlare come fra le più alternative (ma anche un pò d&#8217;èlite). Niente di più attraente e autoreferenziale. Organizzo il viaggio in 6 ore mentre sono in ufficio a svolgere il lavoro che mi permette di sopravvivere. Niente di più eroico.<br />
Dopo un piacevole viaggio fra regionali, autobus e curve collinari che mettono alla prova il mio ancestrale mal d&#8217;auto, giungo ad Urbino. E&#8217; il 31 luglio 2010, e stasera in piazza Rinascimento si terrà la seconda e ultima serata di questa edizione di Frequenze Disturbate. Calcheranno un palco ben stabile nonostante i sampietrini, The Niro e Kings of Convenience, che io sappia perlomeno. Si scoprirà poi invece aprire il concerto la giovane rivelazione Denise, donzella graziosa dalla voce che traspira grinta, accompagnata in acustico &#8211; causa batterista assente per ragioni ignote &#8211; da una band deliziosa e validissima. Se ne parlerà.<br />
Un pò mi maledico, perchè per l&#8217;ennesima volta ho perso il Teatro degli Orrori, ospiti della prima serata. Però poi mi ripeto che a quell&#8217;ora probabilmente sarei stata in casa col ventilatore in faccia ad aprire e chiudere infinite finestre web per cui, grata alla mia fortuna, inebrio i polmoni della magica aria che si respira sotto il Palazzo Ducale (da dove poi gentilmente mi chiederanno di spostarmi, in quanto pare le vibrazioni possano rompere i fragilissimi vetri. E&#8217; la prima edizione a svolgersi in quei pressi). In fondo The Niro dal vivo l&#8217;ho già sentito ed è una garanzia, per cui mi faccio condurre fiduciosa dalla curiosità attraverso i toni sereni dei Kings of Convenience.<br />
Urbino non conosce temperature oltre i 24 gradi (diurni) per cui tremo di freddo, mentre sta per iniziare il live del duo di Bergen. Intorno a me grande attesa, certo un pò sedata dalle entusiasmanti performances precedenti.<br />
Ebbene, tanta delicatezza che non credevo di poter mai apprezzare. Ci coccolano subito con <em>My Ship isn&#8217;t Pretty</em>, cantico edulcorato alle timbriche elfiche che anni fa mi avrebbero annoiato a morte. Invece questi due algidi norvegesi tirano fuori un calore e una dolcezza che riescono ad ammorbidire persino la mia indole infeltrita. Anche i ragazzini eccitati dalla loro stessa giovane età vengono rapiti da questa mite eleganza, almeno all&#8217;arpeggio finale (forse proprio a causa del leggero sbalzo ritmico, oltre che termico).<br />
Approfittando del pubblico un tantino inebetito, si presentano: &#8220;Hi there, we&#8217;re Kings of Convenience&#8221;. E da lì, non smettono più di interagire con noi poveri topolini. Che non possiamo a nostra volta smettere di applaudire.<br />
Poca tecnica, linguaggio semplice. Mi stupisco di me stessa. Non faccio altro che ripetermi: &#8220;Che carini!&#8221;, proprio io, che fino all&#8217;anno scorso sfoggiavo creste e borchie da irriducibile controtendente. Forse sto invecchiando, o forse loro sono davvero, e semplicemente, coinvolgenti.<br />
Sotto il palco respiro euforico, e non siamo ad un live dei Guns. Eppure io vedo dell&#8217;anarchia intorno a me: i sopraccitati ragazzini, donne, giovanotti, signori e pure qualche bambino, tutti a seguire in modo omogeneo le direttive dei Kings, i quali si rivolgono alla platea in inglese senza la paura, giustificata purtroppo, di non essere capiti. E infatti scoppia il botta&amp;risposta: ci chiedono in quanti siamo ad avere freddo (e io a quel punto avrei alzato anche le braccia dei miei vicini), quanti di noi sono di Urbino, e ovviamente, freddure varie. Osservo la gente divertita, e penso che questi due ragazzi avrebbero avuto altrettanto successo nel cabaret. Fanno ridere anche me.</p>
<div id="attachment_685" class="wp-caption alignleft" style="width: 266px"><a href="http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly"><img class="size-full wp-image-685" title="Kings of Convenience - Foto di Giulia Traini - http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2010/09/11.jpg" alt="Kings of Convenience - Foto di Giulia Traini - http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly" width="256" height="171" /></a><p class="wp-caption-text">Kings of Convenience - Foto di Giulia Traini - http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly</p></div>
<p>Snocciolano via, una dopo l&#8217;altra, singoli come <em>Mrs Cold</em>, intimi. Eppure fanno muovere articolazioni anchilosate e addirittura battere mani compite. Organizzano canoni come nemmeno Little Tony sarebbe riuscito mai. Sono esterrefatta. Poi all&#8217;improvviso rompono il flusso d&#8217;energie positive, forse non soddisfatti dalla presa, o forse non consapevoli ancora di quanto ci abbiano ipnotizzati, intonando il classico &#8220;Volaree &#8211; oh &#8211; oh&#8221; che mi fa cadere le braccia a terra, le stesse che tengo ancora alzate per attirare l&#8217;attenzione sul mio principio di congelamento. Da loro, così di nicchia, non me lo sarei mai aspettato. Li perdono vincendo l&#8217;istinto ad andarmene ed eccomi premiata: per il finale sfoderano due meritevoli accompagnatori, Tobias Hett al violino e Davide Bertolini al contrabbasso. L&#8217;orgoglio nazionale insorge, mentre mi struggo al pensiero di quanto lontano necessiti fuggire per essere notati.<br />
Il duo ormai raddoppiato attizza il karaoke senza sottotitoli con altre straconosciute: <em>Misread</em> e <em>I&#8217;d rather dance with you</em>. Siamo all&#8217;apice, e i supporter sono davvero notevoli.<br />
Al secondo accenno di <em>Nel blu dipinto di blu</em> invoco San Remo invano ed esco dalla piazza, posizionandomi illegalmente di nuovo sotto il Palazzo Ducale. Ma ormai siamo in fiera, e la festa si conclude con 3 cover quantomeno ben selezionate: <em>La Pantera Rosa, Hit the Road Jack</em> e <em>I was made for loving you</em>. Incitano a cantare, e nessuno di tira indietro. Un attimo fa eravamo all&#8217;Ariston, ora sembra San Siro.<br />
Tutti entusiasti. Beh, c&#8217;è da dire che perlomeno non si prendono affatto sul serio e la cosa traspare. Un buon live di contorno ad un ottimo show.</p>
<div id="attachment_686" class="wp-caption alignright" style="width: 270px"><a href="http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly"><img class="size-full wp-image-686" title="Kings of Convenience - Foto di Giulia Traini - http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2010/09/2.jpg" alt="Kings of Convenience - Foto di Giulia Traini - http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly" width="260" height="173" /></a><p class="wp-caption-text">Kings of Convenience - Foto di Giulia Traini - http://www.flickr.com/photos/coolkidscanfly</p></div>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><strong><em>di Camilla Zenobi</em></strong></p>
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		<title>La Musa si oppone a se stessa. Controindicazioni sul quinto disco dei Muse, The Resistance</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 12:50:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Camilla Zenobi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_606" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2010/08/Muse_The_Resistance_Best_Cover_2009.jpg"><img class="size-medium wp-image-606" title="Muse The Resistance - Cover 2009" src="http://www.mollyties.com/MP/wp-content/uploads/2010/08/Muse_The_Resistance_Best_Cover_2009-300x295.jpg" alt="Muse The Resistance - Cover 2009" width="300" height="295" /></a><p class="wp-caption-text">Muse The Resistance - Cover 2009</p></div>
<p>Una cartella che occupa un certo peso nel mio lettore da mesi, per l&#8217;esattezza da 30 giorni circa dopo la sua uscita ufficiale avvenuta il 14 settembre 2009 da Warner.</p>
<p>Un bel pò di ascolti quindi per me sono passati sotto i ponti parigini da cui quest&#8217;album ha preso ispirazione. Ho voluto attendere tanto ed evitare di dare un&#8217;opinione affrettata, cosa che mi sarebbe venuta naturale fosse stato anche solo per un mitico, a mio avviso, loro live del 2000 in occasione dell&#8217;Heineken Jammin&#8217; Festival cui io ho presenziato, quando riempirono ugole numetalliche di falsetti.</p>
<p>Ma, poichè le prime sensazioni non sono granchè cambiate (quello che mi era piaciuto si è accomodato e contestualizzato nella mia memoria sensibile, quello che mi aveva disgustato ora viene tranquillamente fastforwardato) ho deciso finalmente di buttare giù due righe sul quinto album dei Muse: <em>The Resistance</em>.</p>
<p>Mi ritrovo neutra di fronte a questo lavoro, ancor più dopo mesi di addomesticamento. Concept album, concetto per me, e mi si perdoni il gioco di parole, ostico. Difficilmente ascolto un disco nell&#8217;ordine in cui è stato creato, se non la prima volta &#8211; e in qualche caso neanche durante quella. Prediligo infatti la riproduzione casuale, per mettere alla prova ogni brano in modo da rendermi conto subito se ce la farebbe da solo senza i suoi compagni: una sorta di &#8220;totosingolo&#8221;. In questo caso specifico i pezzi perdono tutti, o quasi.</p>
<p>L&#8217;unico modo affinchè abbia un senso è proprio ascoltarlo tutto d&#8217;un fiato, potere del disc-at-once: è molto fastidioso ritrovare la coda del pezzo precedente mentre ti accingi ad ascoltare il preludio &#8211; è proprio il caso di dirlo &#8211; di una traccia scelta senza pietà dalla random play mode.</p>
<p>Rassegnata all&#8217;idea non avere sorprese di selezione, accedo all&#8217;elenco predefinito delle tracce e mi immergo in <em>Uprising</em>, brano d&#8217;ouverture. Stile dalla sensualità shuffle nella ritmica, molto d&#8217;impatto di primo acchito. Diretto e semplice con l&#8217;instrument anni &#8217;80 dalla sonorità un pò &#8220;wah wah&#8221; riconoscibilissima e propria della band, un warm up da campioni. E infatti subito fuori come singolo, sfruttato anche come sigla del Nonsolomoda 2010 (Canale 5).</p>
<p>Abbassiamo poi subito i toni nella prima parte della intro di <em>Resistance</em>: un pad cupo che ci accompagna in sottofondo durante tutti i 5 &#8217;42&#8243;, per poi prendere la rincorsa verso un dibattito fra la linea del piano elettrico alla &#8220;I like Chopin&#8221; e il fill veloce rullante/tom. La linea melodica si presenta drammatica, ma poi carica di speranza nel ritornello, supportata da coretti ben armonizzati. Ed è subito poesia di amore contrastato per cui morire, e con cui uscire in radio.</p>
<p>Terza proposta: <em>Undisclosed desired</em>, voglie non apertamente dichiarate nascoste nel pizzicato di violini. Ancora armonizzazioni senza sbavature, elettronica un pò minimalista, poco, troppo poco rock. Fine dei sogni di power, almeno per ora.</p>
<p>Per dirlo con un francesismo &#8211; e non sto facendo del sarcasmo sul fatto che di Versailles e di Mitteleuropa e oltre ce n’è parecchia &#8211; il quarto brano, <em>United States of Eurasia</em>, è un&#8217;accozzaglia. Di buoni stimoli certo, ma mutuati da qui e lì. Escluse certe rullate interessanti &#8211; complimenti al fonico dello Studio Bellini di Como, dove i 3 del Dovenshire hanno inciso &#8211; mi annoiano le citazioni (si avvertono zaffate di Queen) e le autocelebrazioni presenti, i riff già triti, le sinfonie stanche che condiscono senza dare sapore quest&#8217;elogio ad una resistenza ottocentesca. Chopin rassicurante nel finale (ah ecco, mi era parso che lo apprezzassero vagamente).</p>
<p>Andiamo di epica nel successivo, <em>Guiding Light</em>. Elettronica sprecata e usata malamente: con tante orchestre cui possono fare appello ho provato un certo disappunto nel ravvisare l&#8217;uso di violini campionati da keyboards che sembrano quasi domestiche. Mister Bellamy è sì italicamente ispirato dalla vista del lago di Como però&#8230; quanto banale romanticismo! Se non fosse per certi delay puliti alla The Edge e anche qui un pò alla Brian May sarebbe il motivo prinicipale per non avere l&#8217;album nella propria discoteca.</p>
<p>Divagazione sulle intro: carichissime di power o &#8211; improvvisamente au contraire &#8211; da omelia. Un&#8217;indecisione fatale, quella tra il riconfermare il loro modus operandi o provare con l&#8217;essere melodici in <em>Unnatural Selection.</em> Al quinto album credo convenga confermare la propria impronta invece di fare il tipico rimestone dei 4 precedenti.</p>
<p>Ed ecco il topic. Quello che più si avvicina a ciò che mi fa drizzare i peli. <em>Mk Ultra</em> è la salvatutto. Si decolla finalmente, strofa canticchiabile pompata di ritmica, linea di basso semplice ma pazzesca (soprattutto appena prima nella soluzione finale, nell&#8217;ultimo ritornello quando la linea di basso si infervora e dà enfasi tramite un accenno di modulazione ). Riesco addirittura anche a sopportare il bridge melenso e drammatico supportato ancora dai violini campionati; d&#8217;altronde una volta data un&#8217;impostazione al progetto non si può non puntare su quel quid che faccia da filo conduttore.</p>
<p>Di nuovo Queen, il battito di mani iniziale e il piano allegro in <em>I belong to you</em>. La musa felice ci racconta quanto è bello sentirsi appagati dell&#8217;essere innamorati: charleston dolce nel ritornello, stacco che strizza l&#8217;occhio a Debussy con Bellamy al piano che canta in francese, poi tuba ironica nel finale. Una romanza prog e barocca.</p>
<p>Si conclude con la sinfonia in 3 movimenti <em>Exogenesis</em>, morte dello slancio emozional/narrativo. Rinascita e riposo dopo tanta lotta: finalmente archi veri. Tragedia iniziale da risveglio fra cadaveri e distruzione, nella prima parte. Racconti di rabbia e voglia di rivalsa nella seconda. Matthew vocalmente un pò stanco sulle alte. Nell&#8217;epilogo infine tutto è teneramente senile, armonico, nessuna esortazione. Piano rubato a qualche variazione di Mendelssohn. Godibile.</p>
<p>La musa resiste, ma solo ad un sano divertimento sonoro. Mi annoia, spesso mi ritrovo a non avere voglia di ascoltare l&#8217;album. Le pseudosinfonie interminabili e melanconiche, disperate; gli stacchi lenti nei pezzi veloci che mi sanno di coito interrotto. Anche gli accenni di hard rock non sono l’esempio massimo della tipica aggressività musesca. I testi sono un pò demodè. Aveva più senso il tentativo blues di <em>Supermassive Black Hole</em>, sapeva di crescita, o comunque di tentativo di svolta verso un&#8217;innovazione intestina.</p>
<p>E dopo tanto accanimento ancora mi chiedo come sia possibile io abbia provato tanto risentimento nell&#8217;aver perso il loro super sponsorizzato live dell&#8217;8 giugno, così vicino a casa mia da essere riuscita ad intercettare qualche decibel proveniente dal soundcheck.</p>
<p>Orgoglio fatale della volpe e della sua bramata uva, probabilmente.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p><strong>Camilla Zenobi</strong></p>
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